Roma 4
Il privilegio e la responsabilità di passare il “testimone”.
L’incontro con un testimone d’eccezione e la gioia di condividere tra Capo giovani e adulte l’amore, nel quotidiano, per le sfide e le conquiste.
Capo giovani e adulte alle prese con il tema Testimonianza: diverse situazioni di vita, diverse criticità. Punto di partenza comune i significati del termine “testimone”.
“Testimoni”: coloro che assistono a un fatto, ne sono a diretta conoscenza o sono chiamati a comprovare la validità di una tesi o di un ideale. Ma “testimone” è anche il bastoncino che ogni componente di una squadra di staffetta passa al compagno che correrà la frazione di corsa successiva.
Partendo da questo secondo significato, ogni RS ha portato la propria esperienza di come nello spaccato della sua vita personale, nella sua bellezza e nella sua criticità, abbia inserito i valori e gli ideali appresi durante gli anni di vita nel Gruppo come Coccinella, Guida, Scolta e Capo.E’ stato edificante sentire come principi appresi e vissuti come quello del “servizio”, del niente è “impossibile” o quello di saper fare una scala di valori e di priorità, ma nello stesso tempo affidarsi alla Provvidenza, sia stato un aiuto irrinunciabile nel momento di una grave malattia che sembrava cancellare la gioia di progettare la propria vita o quando si credeva di aver trovato il compagno della propria vita e poi ci si è accorti di non aver capito niente ritrovandosi da sola o quando dopo la gioia di un matrimonio è arrivata la consapevolezza di non potere avere figli e si trasforma ciò che per molti poteva diventare disperazione, in speranza nella vita, finendo per adottare un bambino abbandonato dalla propria madre.
Per tutte è stato un “testimoniare” di come lo zaino con quanto messo dentro nel proprio cammino scout, è sempre sulle proprie spalle, sempre indispensabile, prezioso e unico.
I valori, i messaggi importanti, lo stile di vita, l’attitudine verso il prossimo, la fiducia nella Provvidenza, l’amore per le sfide e per le conquiste, la perseveranza… queste sono le cose che devono essere state messe per ultime, perché sono le prime che sono state tirate fuori da un metaforico zaino, una dopo l’altra.
Queste testimonianze sono state passate alle Capo più giovani, magari non ancora pienamente consapevoli di quanto il servizio che in questo momento si trovano a svolgere con ragazze più giovani, sia prima di tutto verso sé stesse e di quanto più sapranno servire con passione educativa e sacrificio personale, tanto più sarà pieno lo zaino che avranno per la propria vita (…il centuplo quaggiù e l’eternità…).
Per considerarci tutte parimenti testimoni di un avvenimento comune al Gruppo, bisogna riprendere il primo significato del termine “testimone”: incontro con qualcuno che è a diretta conoscenza di un avvenimento o con chi è chiamato a comprovare la validità di un ideale con la propria vita.Gli apostoli di Gesù hanno creduto perché lo hanno visto compiere miracoli e operare guarigioni, lo hanno ascoltato predicare il Regno del Padre e hanno condiviso con Lui la propria vita. Sono stati suoi testimoni diretti. A noi, è lo stesso Gesù che dice: beati coloro che crederanno pur non avendo visto. Credere vuol dire avere fede che è un modo della ragione di conoscere. Esso è però indiretto, è mediato dal fatto che la ragione si appoggia a un testimone credibile. Fra tutti i modi di conoscenza della ragione, quello della fede è il più importante perché richiede di fidarsi del testimone credibile in un modo giusto e ragionevole, con tutta la lealtà della propria persona, con la sincerità del cuore e con un amore alla verità che sia più forte di ogni altra cosa. La prima caratteristica della fede cristiana è che parte da un fatto che ha la forma di un incontro, mentre la seconda caratteristica dell’atto di fede è che questo ha qualcosa di eccezionale. E un incontro con una persona è eccezionale quando corrisponde alle esigenze più profonde per le quali viviamo e che danno scopo al vivere, al ragionare, al muoversi. In questo senso eccezionale equivale a divino: divino, perché la risposta al cuore di ogni uomo è Dio. Ognuna delle componenti della Direzione del Gruppo Roma 4, giovane o meno giovane che sia, ha avuto la fortuna di percorrere un tratto del cammino della propria vita accanto ad una persona eccezionale che le ha comprovato con la propria vita la validità della fede in Dio e nella Chiesa: padre Ivan.
Certamente ciò non è tanto un tentativo di esaltazione di una persona, quanto il riconoscimento di avere la responsabilità condivisa nel portare, a chi verrà dopo di noi, le certezze della fede e la semplicità delle modalità con cui p. Ivan le ha passate a tutte noi , attraverso il metodo scout della nostra Associazione che lui amava tanto e a cui riconosceva, se ben applicato, una valenza educativa profonda e coinvolgente.
L’impegno che la Direzione di Gruppo si prende, è raccogliere per iscritto l’insegnamento più vero che p. Ivan ci ha lasciato per testimoniare a chi verrà dopo di noi gli effetti di un incontro con una persona che portava in sé un ché di eccezionalità.