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EDUCARE AD ESSERE FIGLI DI DIO: Le parole di suor Albina.


Una domanda prima delle altre.

"Non avere paura, ti è vicino un Padre che ti accoglierà nelle sue braccia". Mercoledì 4 febbraio, a Lecco, un nodo alla gola ferma la voce di suor Albina davanti al microfono della Rai ma lei trova la forza di ripetere "Eluana è viva" e di rivolgere un invito di straordinaria tenerezza a quanti l'avvicineranno nella clinica di Udine: "Fatele una carezza". Parole che esprimono uno dei pensieri più alti in questi giorni di trepidazione e di sconcerto. Giorni di grande tristezza, ha ricordato, ancora una volta, il card. Angelo Bagnasco nel ribadire che il sì alla vita per Eluana è il sì alla libertà nella verità.Ovunque in Italia si stanno vivendo incontri di preghiera mentre i rintocchi di molte campane stanno esprimendo una denuncia, una vicinanza, una speranza.Piccole voci che, superando il clamore mediatico, vorrebbero giungere alla coscienza di tutti. C'è una civile e pacifica indignazione che sale per contestare quanto sta accadendo, per dire il dissenso dalle ragioni che motivano la decisione di staccare un sondino, per respingere l'arroganza della menzogna di chi afferma che si tratterà di morte dolce e di liberazione mentre é eutanasia ed é sconfitta. In realtà, nella dimensione pubblica dell'esperienza di Eluana Englaro, le parole di suor Albina, portano a riflettere su una forma diversa ma non meno lacerante che in passato della "morte dei padri". Soprattutto nei racconti mediatici si coglie l'assenza di adulti che sulle frontiere della vita sappiano dire alle nuove generazioni parole di verità, di speranza, di amore.Sempre meno padri: nell'informazione, nella magistratura, nelle istituzioni, nella politica, nella stessa famiglia. Sempre più adulti dal ragionamento freddo, pragmatico, a volte sprezzante. Sempre meno padri capaci di ascoltare e capire il pensiero dei giovani soprattutto nel suo evolversi dalla emozionalità alla maturità. Prima della morte di Eluana - ci ostiniamo a sperare che non inizierà oggi, 6 febbraio, con l'applicazione del "protocollo" - c'é la "morte dei padri", c'è la dissolvenza di una relazione unica e irripetibile tra persone unite nello stesso sangue e, nello stesso tempo, tra di loro diverse. Si spegne una comunicazione tra generazioni che si fonda sul riconoscimento della dignità inviolabile dell'altro, di un altro che nel tempo cambia e può avere pensieri nuovi. Benedetto XVI lo ha ricordato l'11 gennaio scorso. "Il bambino - ha affermato - non è proprietà dei genitori, ma è affidato dal Creatore alla loro responsabilità, liberamente e in modo sempre nuovo, affinché essi lo aiutino ad essere un libero figlio di Dio". A questo pensiero che potrebbe valere solo per chi crede, Benedetto XVI ne aggiunge un altro che dovrebbe valere per tutti: "Solo se i genitori maturano tale consapevolezza riescono a trovare il giusto equilibrio tra la pretesa di poter disporre dei propri figli come se fossero un privato possesso plasmandoli in base alle proprie idee e desideri, e l'atteggiamento libertario che si esprime nel lasciarli crescere in piena autonomia soddisfacendo ogni loro desiderio e aspirazione, ritenendo ciò un modo giusto di coltivare la loro personalità".La difficile arte dei padri, dei genitori, è dunque quella di rendere liberi e responsabili i figli e, per questo, si sentono chiamati a interpretare con estrema sensibilità educativa i loro pensieri espressi in momenti di particolari prove. Non certo per ridurne il significato ma per aiutarli ad avventurarsi verso orizzonti sempre più alti. Suor Albina nell'accennare a un "Padre" con le braccia aperte non ha fatto accuse ad alcuno e neppure noi ci permettiamo di farlo, ma ha posto al centro della riflessione su Eluana la questione fondamentale: chi è oggi il padre?

Tutte le altre domande, pur di grande importanza, vengono dopo.


(Paolo Bustaffa – SIR)